Petrolio: la natura sa anche curarsi da sè

mar, mag 18, 2010

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Non solo l’uomo può metterci una pezza, ma anche l’ecosistema corre in aiuto di se stesso in caso di difficoltà.

Quali meccanismi mette in atto la natura per difendersi contro la marea nera di petrolio che ha invaso il golfo del Messico?

Ce lo spiegano gli esperti, attraverso il National Geographic, parlando di cassetta degli attrezzi.

Ad esempio per rispondere alla perdita di petrolio – spiega Christopher Reddy, chimico della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) in Massachusetts – l’evaporazione è la salvezza più immediata.

Ma come funziona? Secondo l’esperto le molecole piu’ leggere, le prime a raggiungere la superficie, sono anche le piu’ pericolose per gli animali. Ma fortunatamente si tratta di idrocarburi aromatici, molto suscettibili all’evaporazione, ma che, se rimangono in acqua, possono dissolversi ed essere tossici per la vita marina.

Il secondo atto della natura per auto pulirsi è il vento: evaporati gli elementi piu’ leggeri, quelli piu’ pesanti sono naturalmente dispersi dall’azione di vento e onde.

Il terzo alleato sono i microbi, ghiotti di petrolio che è ricco di energia.

Il problema e’ che questi microrganismi iniziano a degradare le molecole piu’ semplici, per poi passare a quelle piu’ complesse: questo processo può essere molto lungo, e durare settimane o anche mesi.

Il fatto di essere nel golfo del Messico e’ un bene per i microbi, perche’ il clima soleggiato favorisce la loro opera, anche se i batteri lavorano solo in presenza di ossigeno.

Con il passare del tempo il petrolio viene ’sepolto’ in sedimenti poveri di questo gas, su cui la loro azione e’ inesistente’.

Ci auguriamo che la natura riesca ad aiutare se stessa, anche se gli uomini stanno facendo il possibile per salvare l’ecosistema da questo immane disastro.

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