Il disastro petrolifero in Louisiana continua a provocare danni, alcuni dei quali nascosti o poco chiari. Cronistoria completa, colpevoli e soluzioni di un disastro annunciato, o quasi, tra catrame, agenti tossici, animali avvelenati e morti sul lavoro.
Sono passati più di due mesi da quella sciagurata giornata in cui tutto il mondo seppe del disastro petrolifero nel Golfo del Messico. I vari tentativi per recuperare il petrolio che invade il mare non hanno avuto successo, e ancora oggi si cerca la soluzione che salvi l’oceano e le coste da una devastazione senza precedenti.
Questa la cronistoria degli eventi, dall’esplosione fino agli ultimi aggiornamenti, come la catena umana di protesta contro la BP.

La Deepwater Horizon in fiamme. Foto di Treehugger.com
20 aprile – Esplode una piattaforma petrolifera a 80 km dalla costa della Louisiana (USA), causando 11 morti e numerosi feriti.
26 aprile – La piattaforma Deepwater Horizon gestita dalla British Petroleum affonda nel mare. La macchia di petrolio si nota già dalle coste della Louisiana ed è grande 1500 km quadrati.
30 aprile – Il petrolio tocca la costa della Louisiana. Stimati 5000 barili al giorno nel mare, 6 mila uomini della guardia nazionale in azione per le operazioni di pulizia.
3 maggio – Pesca vietata dal Mississippi alla Florida. L’economia ittica del Golfo del Messico vale 2,4 miliardi di dollari, di cui buona parte dalla Louisiana.
Sulle responsabilità della catastrofe Obama ha voluto essere chiaro: «La BP è la responsabile di questa perdita e di questo gigantesco disastro ambientale. La BP pagherà il conto. Credo che gli americani si rendano conto che siamo di fronte ad una catastrofe ecologica forse senza precedenti: le cose siano chiare, la Bp è responsabile di quanto accaduto».
La multinazionale del petrolio ha dichiarato di essere disposta a pagare «tutti i costi necessari per la ripulitura e gli indennizzi per i danni e le perdite».

Uccello nel petrolio. Foto da Virgilio.it
5 maggio – British Petroleum afferma che non è loro la responsabilità del disastro (la piattaforma è di proprietà della Transoceanic), ma che comunque pagheranno i danni. Trovate una ventina di tartarughe marine morte in Mississippi.
6 maggio – Tra le soluzioni proposte per salvare il salvabile ce n’è una italiana. La Fluidotecnica è una ditta barese che ha inventato uno strumento in grado di separare acqua e olio, in grado di depurare 25 mila litri al giorno. La BP non ha finora dato risposta a questa autocandidatura.
11 maggio – Dopo aver provato con robot subacquei, campane di contenimento, barriere fluttuanti, incendi mirati la British Petroleum chiede aiuto alla rete, lanciando un sito dove verranno raccolte e votate le proposte migliori per arginare i danni ambientali.
13 maggio – Barack Obama propone una tassa di un centesimo a barile per lo stanziamento di un fondo di sicurezza contro i disastri ambientali causati dal petrolio.
18 maggio – Il presidente USA ha autorizzato per decreto una commissione d’inchiesta indipendente per capire le cause dell’esplosione e i danni causati all’ambiente e all’economia.
20 maggio – C’è un testimone che accusa la Bp. Si chiama Mike Williams, e afferma che la BP abbia fatto pressioni per aumentare la produzione nonostante si stessero facendo dei lavori di ristrutturazione. Nel frattempo sono state trovate morte 156 tartarughe marine.
28 maggio – Il Presidente degli Stati Uniti va in Louisiana a vedere lo stato delle coste e del mare. Obama si dice “arrabbiato e frustrato” per come è stata gestita la situazione, promettendo la pulizia dell’acqua e della spiaggia. Nel frattempo la BP sta tentando l’operazione “Top Kill”, iniettando fango e liquidi ad alta densità nel pozzo al fine di bloccare la fuoriuscita del petrolio.
4 giugno – Robert Redford si schiera contro le multinazionali del petrolio che non sanno evitare questi scempi ecologici, e gira un corto intitolato “The Fix”. Kevin Kostner propone i macchinari che la sua azienda produce per ripulire l’acqua dal petrolio.
6 giugno – Il tentativo di utilizzare una sorta di imbuto arriva a raccogliere buona parte del petrolio che fuoriesce dal pozzo (1.600.000 litri). I danni sono quantificati in 31 miliardi di dollari.
16 giugno – La BP si dice disposta ad aprire un fondo di 20 miliardi di dollari per risarcire i danni di questa catastrofe ambientale. Obama ha dichiarato che la marea nera «è il modo più doloroso e potente per ricordarci ancora una volta che ora è il momento per scegliere l’energia pulita».
20 giugno – Sono arrivate a 160 le class action contro BP, e su Facebook un gruppo sorto per boicottare la multinazionale conta fino a 600 mila iscritti.
23 giugno – Un incidente provocato da un robot sottomarino costringe i tecnici a riaprire la falla parzialmente chiusa, aumentando lo sversamento di petrolio in mare. Nello stesso giorno un pescatore della Louisiana si toglie la vita con un colpo di fucile: William Kruse era disperato per aver perso il lavoro a causa del disastro ambientale.
24 giugno – Un video girato da due sub mostra come il petrolio venga disperso attraverso un cocktail di agenti chimici tossici, vietati in Europa ma acquistati in gran quantità da BP come soluzione al disastro.
E’ stato analizzato che un milione di posti di lavoro verranno persi per colpa della marea nera tra turismo, pesca e blocco delle trivellazioni.
25 giugno – Vacanze al mare rovinate in Florida. Una famiglia riprende in video la spiaggia di Dustin Beach maculata di gocce di petrolio misto ad acqua marina. Ad un certo punto una bambina si mette a piangere avendo i piedi ricoperti di catrame.

Catena umana contro BP. Foto: Kataweb media
27 giugno – Centinaia di persone si tengono la mano sulla spiaggia di Pensacola, compreso il governatore della Florida. La catena umana (foto) nasce come protesta contro l’inquinamento causato dai falliti interventi della BP.
Il rafforzamento della tempesta Alex costringono la BP a fermare gli interventi per ridurre l’inquinamento che si espande inesorabilmente.
Insomma, sono passati due mesi e ancora non risulta chiaro come e quando la marea nera sarà arginata. Si continua a parlare di colpevoli, ma non sappiamo chiaramente se, come e quando questi saranno puniti.
Questo articolo è il nostro contributo contro il silenzio, la disinformazione, contro l’industria spregiudicata, perchè l’unica cosa che possiamo fare è parlare e far parlare, prendere posizione e commentare con la nostra opinione.
Stare in silenzio di fronte al disastro petrolifero equivale a gettare altro petrolio nell’oceano.


















28. giugno 2010 at 7:50 pm
Una tragedia immane che non potrà essere risarcita solo con i soldi e la galera per i responsabili.
Oltre che le proteste sarebbe anche ora di boicottare economicamente le lobby petrolifere, cercando di usare il meno possibile l’auto se non smettere del tutto.
28. giugno 2010 at 8:04 pm
Si, ci sono molti modi per far capire che non vogliamo più disastri del genere. Rinunciare qualche volta alla macchina è uno di questi, parlando con le persone di queste cose anche, i familiari o gli amici. Scriverne sui blog e i siti è un’ottima idea, infatti grazie ad Ecozoom per averci ricordato quanti tragici fatti sono accaduti
29. giugno 2010 at 12:32 pm
La pagina “Boycott BP ” aperta su Facebook, dopo aver superato gli 800.000 Fan è misteriosamente sparita:
http://thenextweb.com/socialmedia/2010/06/29/800000-strong-boycott-bp-facebook-fan-page-mysteriously-vanishes/?utm_source=web&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+TheSocialMediaChannel+%28TNW+Social+Media%29