Ogni due secondi viene distrutta un’area di foresta grande quanto un campo di calcio, per sostenere l’industria del legno, della carta e lo sviluppo dell’agricoltura.
Le foreste sono vitali per il futuro della vita sulla Terra.
Attualmente solo il 10% delle terre emerse sono ancora ricoperte da foreste intatte.
Oggi la redazione di EcoZoom ha voluto elencare quali sono le grandi foreste mondiali, per dare un’idea di ciò che l’uomo sta distruggendo…
Ecco i “Polmoni Verdi” del mondo:
1) la foresta amazzonica e altre zone di foresta pluviale dell’America latina tropicale (34% dell’intero patrimonio forestale intatto dell’intero pianeta);
2) la foresta pluviale temperata della Patagonia: in pratica, il versante sud-occidentale delle catena andina, annaffiato dalle abbondanti piogge portate dai venti prevalenti occidentali, che soffiano dall’Oceano Pacifico; mentre il versante atlantico è arido e ricoperto da una rada vegetazione steppica (appena l’1% delle foreste intatte della Terra);
3) la foresta pluviale tropicale dell’Africa (che corrisponde all’8% del totale mondiale dei paesaggi forestali intatti);
4) la foresta pluviale del Sud-est asiatico e del Pacifico, che va dall’Indocina, attraverso l’arco delle isole indo-malesi, fino alla Nuova Guinea e all’Australia; ad essa è affine, ma con caratteri parzialmente diversi, la foresta pluviale della Nuova Zelanda, che, nella parte sud-occidentale dell’isola del Sud, ricorda la foresta pluviale temperata della Patagonia cilena (in totale, si tratta del 7% dei paesaggi forestali intatti del nostro pianeta);
5) la foresta boreale del Nord America (Alaska, Canada e alcune zone degli Stati Uniti), caratterizzata da un clima temperato-freddo e da una marcata povertà di specie (in totale, il 28% dei paesaggi forestali intatti del mondo);
6) le foreste dell’Europa, concentrate fra la Scandinavia e la Russia centro-settentrionale, ma presenti anche, su aree limitate, in quasi tutte le altre regioni del nostro continente, e quindi prive di unità morfologica: si va dalla taiga delle regioni artiche alla macchia mediterranea della Corsica, della Sardegna, dell’Italia meridionale e della Grecia (complessivamente, si tratta di meno del 3% dei paesaggi forestali intatti);
7) la foresta boreale della Siberia, collegata a quella di altre regioni dell’Asia settentrionale, come la Manciuria, la Corea, l’Arcipelago giapponese; anch’essa, come quella del Nord America, povera di specie, a paragone delle foreste tropicali (con il 19% dei paesaggi forestali intatti del mondo).
Ecco a voi un video sulla DEFORESTAZIONE…
(DDF)

















4. maggio 2009 at 4:14 pm
le foreste stanno scomparendo e se continua così, anche l’ossigeno… Il disboscamento per fini economici, dovrebbe essere assolutamente vietato, o comunque ci dovrebbe essere un controllo maggiore da parte degli Stati… Gli alberi dovrebebro essere tutelati come bene per la salvaguardia ambientale del Pianeta…
4. maggio 2009 at 9:28 pm
Fino a poco tempo fa si sentiva parlare insistentemente del problema della deforestazione in Africa centrale. Alla politica di sensibilizzazione condotta soprattutto da Greenpeace (in vari appelli, per esempio qui) fece seguito una moratoria che, in teoria, avrebbe dovuto impedire il rilascio di nuove concessioni per l’estrazione di legname. A quanto pare, però, tale moratoria sarebbe stata pressocchè ignorata .
Il punto non è solo il pericolo per la biodiversità e per il clima globale: Greenpeace stimava che “le operazioni di esbosco nella Repubblica Democratica del Congo rilasceranno oltre 34,4 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2050, pari a circa 60 volte le emissioni che l’Italia produce annualmente” (in realtà il dato mi sembra un po’ apocalittico, mi chiedo su quali basi l’abbiano calcolato). Il danno più grave lo subiscono le comunità locali che traggono dalle foreste il proprio sostentamento; oltretutto esse non ricevono nessun introito economico per l’estrazione di legname dai loro territori, visto che tale attività è gestita illegalmente.
11. gennaio 2011 at 8:14 pm
Lo sai che differenza c’è tra Venere e la Terra, questo è quanto riporta Wiki sul primo:
- “Classificato come un pianeta terrestre, a volte è definito il “pianeta gemello” della Terra, poiché i due mondi sono molto simili per quanto riguarda criteri quali dimensioni e massa.” “Venere sta subendo la stessa evoluzione che ha avuto la Terra nella sua formazione.”
Il diametro di Venere è inferiore a quello terrestre di soli 650 km, e la sua massa è l’81,5% di quella terrestre. Il resto della massa, che doveva essere acqua, almeno per il 50% della massa totale, è tutto completamente evaporato a causa delle alte pressioni-temperature che esistono grazie all’effetto serra prodotto dalla CO2, che lo rende anche luminosissimo grazie alle nuvole di acido solforico prodotte dalle reazioni termochimiche del pianeta, riflettenti la luce solare.
Tuttavia, a dispetto di queste somiglianze, le condizioni sulla superficie venusiana sono molto differenti da quelle terrestri, a causa della spessa atmosfera di biossido di carbonio. La massa dell’atmosfera di Venere, infatti, è costituita per il 96,5% da biossido di carbonio, mentre il restante 3,5% è composto soprattutto da azoto. E’ facile comprendere con un modello così affidabile, cosa accadrebbe sulla terra senza le foreste e altri organismi fotosintetici che convertono la co2 in ossigeno.
notevole percentuale di biossido di carbonio è dovuta al fatto che Venere non ha un ciclo del carbonio per incorporare nuovamente questo elemento nelle rocce e nelle strutture di superficie, né una vita organica che lo possa assorbire in biomassa. È proprio il biossido di carbonio ad aver generato un potentissimo effetto serra a causa del quale il pianeta è divenuto così caldo che si ritiene che gli antichi oceani di Venere siano evaporati, lasciando una asciutta superficie desertica con molte formazioni rocciose.
Il vapor acqueo si è poi dissociato a causa dell’alta temperatura e l’idrogeno è stato diffuso nello spazio interplanetario dal vento solare. Non è raro per questi motivi osservare dallo spazio la superficie di certi pianeti sembra chiaramente scolpita dagli antichi oceani, come i canali su marte e altre sinuosità.
E’ chiaro dunque, che se continuiamo a deforestare e ad immettere co2 da fonti di carbone naturali del sottosuolo, visto che Venere era uguale alla Terra, tenuta in considerazione la massa prima della grande evaporazione che doveva essere di oceani per almeno una buona percentuale, avremo la stessa sua evoluzione, basta che il ciclo del carbonio sia inficiato da continue immissioni e dalla deforestazione, visto che il fitoplancton non è di certo sufficiente a convertire la co2 in tonnellate di composti organici come fanno le piante terrestri, data la differenza sul peso secco tra questi due campionata su una superficie di un tot di ettari.
L’atmosfera terrestre è costituita da una miscela di gas che ha la seguente composizione chimica media al suolo:
* Azoto (N2): 78,08%
* Ossigeno (O2): 20,95%
* Argon (Ar): 0,93%
* Vapore acqueo (H2O): 0,33% in media (variabile da circa 0% a 5-6%)
* Biossido di carbonio (CO2): 0,032% (320 ppm)
* Neon (Ne): 0,00181% (18 ppm)
* Elio (He): 0,0005% (5 ppm)
* Metano (CH4): 0,0002% (2 ppm)
* Idrogeno (H2): 0,00005% (0,5 ppm)
* Kripton (Kr): 0,000011% (0,11 ppm)
* Xeno (Xe): 0,000008% (0,08 ppm)
* Ozono (O3): 0,000004% (0,04 ppm)
Se il ciclo del carbonio venisse interrotto del tutto, entrerebbe a far parte dell’atmosfera lentamente. Basta che l’equilibrio termodinamico venga sconvolto dall’aumento della temperatura, che si instaurerebbe un ciclo perverso. Gli esseri fotosintetizzanti muoiono per il troppo calore, la siccità o le alluvioni, a quello stadio la terra perde il suo ciclo del carbonio e lentamente il carbonio si gassificherebbe entrando a far parte della quasi totalità dell’atmosfera entro pochi secoli.
22. febbraio 2011 at 7:14 pm
LE PIANTE SONO FONDAMENTALI PER L UOMO PERCHè ASSORBONO ANIDRIDE CARBONICA ED EMETTONO OSSIGENO . QUINDI SE NON CI SAREBBERO LE PIANTE NON POTREMO VIVERE . INOLTRE SI VERIFICANO FRANE E ALLUVIONI SE LE RADICI NON SONO ATTACCATE AL TERRENO