Seguendo la falsa riga dell’articolo della scorsa volta, in cui parlavamo di dress sharing, oggi la redazione vuole parlarvi di moda critica o etica, dove l’attenzione si posa oltre che alle tendenze e alllo stile, anche alle caratteristiche etiche ed ecocompatibili dei capi.

Per cui, le produzioni dei filati derivano da agricoltura biologica e i tessuti organici da materiali alternativi; la moda abbandona le leggi del libero mercato e adotta un sistema basato sul sostegno e sul rispetto di tutti coloro che partecipano alla filiera corta.
I capi d’abbigliamento del commercio equo, restituiscono ai consumatori la possibilità di esercitare con consapevolezza il proprio potere d’acquisto proponendo vestiti e accessori frutto di produzioni rispettose delle retribuzioni salariali e degli orari di lavoro.

Per non parlare del vintage, ovvero l’utilizzo di capi di seconda mano, che valorizza con un tocco di creatività abiti in disuso, in una logica di consumo attenta agli sprechi.
Oggi abbiamo voluto parlarvi cari ecozoomers, di una realtà sempre più in espansione, dove la moda non viene dettata dall’alto, o da parametri prestabiliti, ma soltanto dal desiderio di tutelare l’ambiente e di incentivare le realtà locali.
Volete scambiare abiti in disuso? Cliccate quì!
(DDF)

















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