Finora abbiamo associato i fenomeni migratori soprattutto allo sviluppo economico (passaggio dalla campagna alla città) e all’urbanizzazione.
Sembra invece che si stia prospettando un nuovo fenomeno migratorio, causato dai cambiamenti climatici e dalle calamità naturali.
Secondo alcuni esperti nei prossimi decenni decine di milioni di persone potrebbero diventare ‘rifugiati ambientali‘ nei paesi piu’ poveri a causa di disastri sempre piu’ frequenti.

”I rifugiati ambientali hanno perso tutto. Si muovono verso i villaggi vicini e le citta’ piu’ immediatamente accessibili”, ha riferito al New York Times Rabab Fatima, rappresentante dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) per il sud-est asiatico. Un’urbanizzazione rapida e non pianificata che rischia di aggravare una situazione gia’ difficile in cui scarseggiano acqua, cibo e risorse energetiche.”
Ma quali sono i paesi più esposti? Il New York Times cita il Bangladesh, dove la capitale Dacca conta 12 milioni di abitanti e circa 400.000 persone che si aggiungono ogni anno.
Dacca e’ gia’ la principale destinazione dei rifugiati bengalesi colpiti da disastri meteorologici, ma è anche una citta’ posta pochi metri sopra il livello del mare ed e’ regolarmente colpita da cicloni e inondazioni.
Secondo il Wwf è la megalopoli piu’ a rischio dopo Giacarta e Manila.
Per questo motivo, il Bangladesh è entrato negli accordi stabiliti al vertice di Copenaghen, e potrà beneficiare dei 100 miliardi di dollari all’anno stanziati per aiutare i paesi a rischio.
Purtroppo questi fondi non saranno distribuiti prima del 2020…. sperando che non sia troppo tardi.

















lun, gen 11, 2010
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